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Thursday, October 09, 2008

altro giro altra bambolina...


e in aggiunta lo spezzone che Movie Maker non mi ha voluto montare (e ho dovuto rifare peggio.).. Gizzo does Russia.
a sto punto..
aspettando il BELLERRIMO post di Ste su Rodolfo and Me, risultato di una skypizzazione.

Monday, July 28, 2008

Surprise Surprise!!!

Premessa: A me in generale non piacciono le sorprese... O meglio, mi piace farle, ma manco troppo riceverle... Poi però ci sono quelle sorprese ben riuscite che non possono non piacere.

Sabato mattina ero al lavoro, ad un certo punto alzo lo sguardo e chi mi vedo? Le mie due colonne. Stefano e Zeno. Che sopresa e che piacere vedere i loro due faccioni!!! Ovviamente non me l'aspettavo, anche se mi é stato fatto notare che avrei potuto aspettarmelo... Ma va bene così, perché io sono un'ingenuo... ancora ieri sera la conferma... Ma al di là dei dettagli... Un ottimo weekend di fine Luglio... Passato principalmente sulla Senna a far gli scemi e a far le scorre (Zeno no però, lui é un gentleman), sbevazzando allegramente... Come 3 simpatiche canaglie quali siamo. Ora son ripartiti, e un po' triste lo sono... credo che sostanzialmente l'unico motivo per cui un po' mi dispiace essere lontano da casa (poi bisognerebbe sviluppare il concetto di casa...) é non poter vedere i miei due miglior aminki spesso.

Grazie ragash di tutto cuore.... Credo la degna conclusione di questo post sia:
"Perché tu sei...il Capo degli €¤&µ§
e tu sarai...
il Re dei Parolai!
"
e a questo punto ci sta dentro la mia canzone dell'estate Due Zero Zero Otto.


ficata!
The Brighton Port Authority (with David Byrne but not with Dizzee Rascal) - Toe Jam

Friday, February 08, 2008

Topi e topaie

Continuano le peripezie dello Stefano Lorenzo..

Il ritorno a Delhi e` pesante e per rilassarci io e Davide andiamo a berci una birra al bar dell`hotel Hyatt, un cinque stelle. Il contrasto tra la miseria della strada e il lusso del bancone di legno con le magnum di Moet & Chandon e` sconvolgente e a tratti irritante: paghiamo due baguette al bar dell`hotel 250 rupie e una birra 350 rupie, quando un indiano medio riesce a sopravvivere con 30 rupie al giorno.
Immagini di bambini sporchi e cenciosi che raccattano la merda di vacca con le mani si mischiano con quelle di eleganti e sorridenti receptionist vestite di sari color porpora e alti portieri in divisa, con tanto di bottoni e alamari d`oro, che accolgono i ricchi turisti europei e americani al suono di "Welcome, Sir" anche se sono vestiti come straccioni.
La mattina dopo, prima di dirigerci all`aereoporto per prendere l`aereo per Varanasi, io e Maria giriamo per uno dei mercati piu` belli di Delhi, dove le carote sono rosse come pomodori e l`aglio candido come neve. Ogni genere di mercanzia, ordinatamente disposta su alti scaffali, fa` bella mostra di se`: tabacco da masticare (e da sputare) mischiato a shampoo della Garnier, jeans da un euro e televisori da 100.
Devo comprare le batterie della macchina fotografica e mi dirigo a un banchetto. Pare che costino 20 rupie la coppia ma quando tiro fuori il portafoglio, il venditore, dopo aver parlato con un anziano che presumo sia il padre, in un inglese stentato mi informa che in realta` il prezzo e di 25 a coppia. Gli do i soldi ma, preso da una sorta di premonizione, infilo le pile nella macchina li` davanti a loro e mi rendo conto che sono esaurite: inizia allora una lunga discussione, in inglese da parte mia e in hindi stretto da parte loro. Io che di hindi non parlo mezza parola sono in palese difficolta` ma non mi do per vinto: e` una questione di principio. Sono perfettamente consapevole che un euro per me non e` nulla e per loro una cifra discreta, ma mi dico anche che, visto che mi fregheranno altre cento volte da qui alla fine dl viaggio, stavolta no, voglio indietro i miei soldi. Alla fine la spunto e, scuotendo la testa, nel modo tipico degli Indiani, e con uno sguardo di disapprovazione negli occhi, il vecchio mi rida` le mie 50 rupie.
L`attesa in aereoporto e` lunga e snervante, i controlli lunghi e reiterati, ma alla fine a bordo di un aereo della SpiceJet (la compagnia low cost Indiana) - qua se non ci mettono le spezie dappertutto non sono contenti - decolliamo per Varanasi. Il volo e` breve, l`aereo nuovo e confortevole, in lontananza le candide cime dell`Himalaya spuntano tra la caligine che avvolge perennemente il subcontinente indiano e poi si perdono ad est.
All`arrivo veniamo braccati subito da uno scaltro agente di viaggi che ci promette taxi e albergo senza sbattimenti: sono stanco e non ho voglia di contrattare, cosi` accetto. Ovviamente il pagamento del taxi e` anticipato e, ovviamente, una volta a bordo, il tipo ci carica due ragazze (una e` sua sorella, dice) che devono scendere al nopstro albergo. Ovviamente e` una balla, fa` solo in modo di far andare gratis due persone a carico nostro: siamo in India e la cosa e` normale, non mi metto a discutere. Dopo quasi un`ora di viaggio arriviamo all`albergo, l`hotel Sunshine...

- inciso - ho appena visto un topo sotto il mio computer che ha tirato fuori il muso, un topino di campagna grigio...

dicevo dell`hotel...a proposito di topi, una vera e propria topaia. Maria si rifiuta di dormirci e non so darle torto, cosi` chiediamo all`albergator di indicarci un albergo more fancy e finiamo allo Yoghi Gupota, in un vicoletto pieno di merda di vacca e con un vitellino legato al muro, fuori dalla porta. L`albergo e` pero` piu` bello del precedente e dotato di terrazza panoramica dove ci servono un`ottima cena a base di - tanto per cambiare - pollo in tutte le salse.
Dopo una mangiata pantagruelica si va a dormire che domani la sveglia e` fissata alle 6 per andare in barca sul fiume Gange, la Madre Ganga, a veder sorgere il sole sui ghat, le gradinate, di Varanasi, la citta` dei morti.

Tuesday, February 05, 2008

Circo India

Proseguono i resoconti eroici e anche erotici del Indiana Jones di Usmate Velate (per questo ed altri motivi il cambio di fotina) lo Stefano Lorenzo...

L`India non e` un paese ma un circo: per capirlo e` sufficiente percorrere qualche chilometro su una strada Indiana. Noi ne abbiamo percorsi 400 in due giorni; essendo la velocita` media di 50 all`ora, oltre a metterci un sacco di tempo hai anche modo di vedere un mucchio di cose. La strada e` la vita, tutto si consuma ai suoi bordi. Miseria, fango, sporcizia, negozi, bambini che giocano a piedi scalzi nella spazzatura, mucche che brucano non si sa cosa. Il viaggio per Agra e` lungo ma comodo, molto diverso da quelli che mi e` capitato di fare in passato, a bordo di scomodissimi autobus: qui sono su un auto, con autista e aria condizionata. Il bravo Sanjay e` miracoloso nell`evitare scontri con qualsiasi oggetto semovente; per capire com`e` fatta un`autostrada Indiana e` sufficiente pensare alla Milano-Como, senza svincoli, con mucche, persone e carretti che attraversano in continuazione, carri trainati da biclette, camion in contromano e tuctuc in corsia di sorpasso che improvvisamente svoltano dalla parte opposta a quella che uno si immagina.
Agra, finalmente. Una delle citta` piu` inquinate, sporche e caotiche del mondo, sede di alcuni monumenti fantasmagorici; tra essi la perla dell`India, il suo simbolo, il Taj Mahal, il monumento all`amore fatto costruire da un imperatore Moghul per la moglie morta. A differenza dell`altra volta non c`e` nebbia e posso godere della splendida vista della bianca cupola di marmo e dei finissimi intarsi di lapislazzuli e madreperla che, secondo il volere di Allah raffigurano solo e solamente motivi floreali e geometrici.
E` sabato e anche i turisti indiani affollano il Taj Mahal: donne con sari colorati, bambini dagli occhi grandi, scolaresche di ragazzine in uniforme (golf blu, gonna bianca svolazzante, calzino su infradito a fare una specie di piede di cammello) rendono vivo questo monumento e ne formano il contesto.
L`India, me ne rendo conto sempre di piu`, e` soprattutto la sua gente, il continuo rumore della vita che non si interrompe mai, l`impossibilita` della solitudine, i clacson suonati insistentemente, di continuo e senza motivo apparente.
Pranziamo sulla terrazza di una guesthouse e io, a differenza dei miei schifiltosi (o prudenti) compagni di viaggio che hanno preso pollo grigliato oppure nulla, io mi sono sparato un favoloso pollo mughlai (con salsa piccante) e una birra fresca.
Il pomeriggio va in fretta, visitando il Red Fort, poi cena e a letto che domani ci attende Fatepuhr Sikri, la citta` fantasma, il gioiello dell`imperatore Akbar.
Fatepuhr Sikri e` costruita su una collina, a 40 chilometri da Agra, e domenica tira un vento maledetto che solleva la polvere e fa lacrimare gli occhi. Ciononostante l`ingresso e` magico: una serie di gradoni portano al grande arco dietro al quale sta una spianata, dominata da una moschea candida con finissimi intagli in marmo che riflettono gocce di luce e scaglie di madreperla che brillano nella penombra.
Anche il resto della citta` e` suggestivo: nel silenzio di levano palazzi di arenaria rossa che non e` difficile immaginare vestiti del brusio della corte, di centinaia di concubine che si lavano nelle enormi vasche, di stallieri e cammellieri (ed elefantieri?) che curano i purosangue dell`imperatore.
Anche il primo pomeriggio scorre via e siamo sulla strada del ritorno per Delhi: altre 4 ore, passando su strette stradine in mezzo a villaggi situati al di fuori del tempo.

Monday, February 04, 2008

Il mio grosso grasso matrimonio indiano

Il matrimonio dista appena 30 chilometri ma il viaggio si rivela ben presto un`odissea: i lavori per la metropolitana paralizzano Delhi e la presenza di mezzi tanto differenti tra loro non favorisce il tutto. Finalmente dopo 1 ora e mezza giungiamo alla festa. Immaginate ai bordi dell`autostrada uno spazio all`aperto, meta` Disneyland e meta` Venezia, ma la Venezia delle cartoline, col ponte dei sospiri tutto illuminato da luci natalizie. Nonostante gli sposi appartengano alla casta dei bramini, i piu` ricchi e nobili, il buon gusto non e` di casa: lo sposo, un ometto rotondo e paciocco, vestito di un improbabile azzurro carta da zucchero, giunge su un carro hollywoodiano, trainato da due candidi ronzini, tutto parato a festa, preceduto da una turba di ballerine in sari sgargianti e una banda di ometti baffuti e rossovestiti che si agitano e strepitan con trombe, trombette, tamburi, nacchere e qualsiasi strumento possa fare rumore. Questa scena, gia` di per se` particolare, diventa surreale quando si nota un camion che segue il carro e funge da generatore per le mille luci colorate che addobbano il carro.

Entriamo all`interno e ci accoglie un prato preparato come fosse una fiera, con banchetti in cui viene cucinato cibo, camerieri che lo distribuiscono con quel fare cerimonioso e accondiscendente che hanno tutti i camerieri del mondo, figurarsi quelli indiani.

Per inciso, visto che il matrimonio e` tra bramini hindu, l`alcool e` vietato: trattasi quindi di un dry wedding, una palla mostruosa. Per fortuna ci sono alcuni colleghi di Davide coi quali costituiamo un gruppo di Italiani.

In fondo al prato e` stato allestito il palco per la cerimonia e ovviamente e` un concentrato di pacchianeria: luci, veli, specchietti, tutto contribuisce al cattivo gusto, ma non importa, va bene cosi`. Anche noi saliamo sul palco per la foto di rito con la sposa e i parenti, vestiti in abiti tradizionali, parliamo con la madre della sposa e le facciamo i complimenti che si fanno di solito, con la piccola differenza che si tratta di un matrimonio indiano, a 6000 chilometri da casa.

Verso mezzanotte la gente inizia a sciamare e visto quanto ci abbiamo messo all`andata decidiamo di andare anche noi, visto che domani la sveglia e` fissata per le 6 e 30 per andare ad Agra a vedere il Taj Mahal. La strada del ritorno e` perfino peggio perche` dopo mezzanotte iniziano a circolare i camion che di giorno sono banditi. Le due corsie si riempiono in fretta e diventano file di 3 o 4 macchine, i camion impazzano, bici, carretti, perfino un enorme palla che al buio sembra un elefante morto e invece si rivela un covone di fieno alto 5 metri, caricato su un trattore che si e` messo di fianco in mezzo alla strada e rallenta tutto e tutti. Inoltre gli indiani hanno la strana abitudine di fermare il camion e dormire dove gli pare, noncuranti del fatto di essere in mezzo a una strada o su un cavalcavia. La buttiamo sul ridere perche` non si puo` fare altrimenti e all`una e mezza siamo finalmente a casa. Ci aspettano poche ore di sonno e domani di nuovo in viaggio: 200 chilometri e 4 ore di viaggio per giungere ad Agra, la citta` adagiata sulle sponde del fiume Yamuna, sede di alcuni dei piu` bei monumenti indiani.

Saturday, February 02, 2008

L'imperatore di Delhi

... Ospito con molto piacere i resoconti di viaggio dello Stefano Lorenzo..

L`India la senti dall`aria. Odore di polvere, di caldo, di spezie. Appena scesi dall`aereo un grigio e slabbrato corridoio ti porta dentro l`edificio che nulla ha a che fare con gli aereoporti europei. Gente vestita in maniera differente: turbanti, sari e pajamas colorati riempiono l`ambiente, cosi` come gli strani suoni liquidi di questa lingua, cosi`armonica ed infantile.

All`uscita una fiumana di gente con la faccia scura e Davide, il nostro ospite, che con la sua erre arrotata esclama "Steeee. Marrryyyy!". Forti abbracci ad un amico che non vediamo spesso e poi fuori, verso l`India, verso questo paese di oltrre un miliardo di abitanti. Ci accoglie Sanjay, l`autista, che ci accompagna lungo larghe strade alberate e larghi rondeaux verso casa di Davide, a Defence Colony, la zona ricca di questa megalopolis da 13,5 milioni di abitanti, in larga parte poveri.

Il tempo di lasciare le borse e si va a ballare, e` mezzanotte e mezza ormai, ma fa nulla. Dritti verso una discoteca di Delhi, uno di quei posti che non conosci se non sei con qualcuno che ci abita. Il posto e` kitch ma divertente: scene del kamasutra intagliate in legno sui muri, una tetta con tanto di capezzolo esce da una colonna, in pista indiani e sranieri (quasi tutti, immagino, residenti), belle ragazze, un francese gay che ci prova con Davide e noi stanchi ma felici e curiosi di vedere uno spaccato di India che e` diverso dal lerciume a cui sono abituato.

Davide e` l`imperatore del luogo, conosce tutti e quelli che non conosce fa` in modo di conoscerli, soprattutto se donne giovani e piacenti, offre da bere e alla fine da` un passaggio alla bella Martha, congolese con un bel sorriso e la pelle ambrata.

Alle due siamo a letto e la mattina dopo, nonostante la sveglia, la passiamo dormendo. Finalmente alle 3 del pomeriggio risorgiamo, una doccia e un piatto di spaghetti a casa. Casa di Davide e` enorme, una specie di piazza d`armi: 3 stanze, un salone, l`angolo-bar, 3 bagni e una scala che conduce a un enorme terrazzo che spazia su Delhi.

Alle 4 e mezza usciamo con Sanjay che ci porta verso il parlamento e l`India Gate, un arco di trionfo contornato da un parco che all`ora del tramonto si riempie di gente, venditori ambulanti di qualsiasi cosa, perfino un rickshaw-baracchino del telefono. Vendono fiori, libri illustrati, una specie di lanciarazzi che spara un`elica ad altezze abnormi, cibo di ogni genere e regalano sorrisi anche se non sai mai se sorridano perche` sono felici o perche` cercano di venderti qualcosa. L`atmosfera e` calda, tranquilla, rilassante, i colori soffusi ma, quando il sole cala, il buio scende veloce. Andiamo a prendere Davide in ufficio nell`ora di punta e il traffico e` caotico, inarrestabile, lento: mucche, camion, bus, rickshaw, carretti, tuc-tuc (come chiamano qui i motorickshaw) si combattono una quotidiana guerra che non li porta da nessuna parte eppure sono tutta la loro vita. Davide esce bello incravattato dall`ufficio, si fa` un salto a casa e poi via verso il matrimonio di una sua collega, a nord-ovest di Delhi.

...continua